INTER E ATALANTA, DA UN NERAZZURRO ALL’ALTRO

MondoFutbol ripercorre la storia dei due club in vista della sfida in campionato

MILANO - Quelle di Inter e Atalanta sono storie di fusioni, disaccordi e colori: per certi versi analoghe ma immesse su binari diversi, quasi destinate a viaggiare vicine ma senza mai incontrarsi. Binari come quelli che collegarono Milano a Bergamo dal Regno Lombardo-Veneto in poi, gli stessi piantati a pochi metri dal campo sportivo di via Maglio del Lotto, nel quale l'Atalanta giocò le sue prime partite ufficiali. E se i bergamaschi, durante il periodo della Grande Guerra, sfruttavano l'ingresso nella vicina stazione per godersi alcuni scampoli di partita direttamente dal treno, gli interisti sono stati a lungo definiti "mutureta", quelli che si spostano in motoretta, simbolo di un'estrazione sociale maggiormente agiata rispetto a quella dei cugini in maglia rossonera.

Del resto la genesi del Foot-ball Club Internazionale Milano è cronaca nota: il 9 marzo 1908 un gruppo di milanisti dissidenti, contrari alla politica autarchica e nazionalista che serpeggiava in maggioranza fra i soci, dà vita a una delle squadre più gloriose del football europeo. Al ristorante "L'Orologio", celebre ritrovo della borghesia meneghina per il dopo-teatro, si riunirono in 43 ma con unico e condiviso obiettivo: "Facilitare l'esercizio del calcio agli stranieri residenti a Milano e diffondere la passione fra la gioventù Milanese", come scriverà la "Gazzetta dello Sport" nel fare gli auguri al nuovo sodalizio. A promuoverlo il pittore Giorgio Muggiani, fra i migliori illustratori pubblicitari dell'epoca e colui che disegnerà il logo societario e ne fisserà su stoffa i colori: il nero della notte e l'azzurro del cielo. Gli stessi assunti dall'Atalanta a partire dal 1920, l'anno della fusione fra le principali realtà calcistiche locali: la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma, in bianco e azzurro, e lo Sport Club Atalanta, fedele al bianconero. Un percorso inverso a quello di Muggiani e soci ma con rilevanti analogie. Ad esempio, l'idea d'avanguardia, tipicamente futurista, legata al corpo come mezzo di esaltazione dell'energia attraverso il movimento dinamico, plastico.

Per questo, agli inizi del XX secolo, a Bergamo molti giovani allenavano i propri muscoli nei centri sportivi della "Città Alta", quella benestante, la preferita dagli imprenditori svizzeri - altro punto in comune con l'Inter - ma raggiungibile solo a piedi o con l'utilizzo della funicolare. Un motivo che spinse cinque atleti a farsi una propria palestra al di sotto delle mura, nel più umile borgo: nacque così la Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici "Atalanta", dal nome della figura mitologica greca, la cui passione per la corsa si dice che fu scoperta da uno dei padri fondatori leggendo un libro trovato per strada. Per farla breve, il nuovo club e la Bergamasca, che aveva inglobato le risorse del dissolto Football Club Bergamo, si scornarono fino al diktat imposto dalla FIGC nel 1919: una sola squadra di Bergamo nella Prima Categoria italiana. Per questioni di rivalità si disputò un acceso derby spareggio, finché poi non si giunse alla conclusione che agire in comunione fosse la strada migliore da percorrere.

Da quel momento in poi, sempre insieme, sempre in nerazzurro. Cosa che capitò anche ai colleghi milanesi, tranne in due rari e distinti casi: nella MilanInter, folkloristico tentativo di unire le due anime cittadine per il cinquantenario del Milan, e nella stagione 1928/29, la prima de "La Dea" nella massima divisione, quando l'Internazionale fu costretta dal regime fascista ad accogliere la U.S. Milanese, a cambiare la denominazione in Società Sportiva Ambrosiana e a indossare una divisa con la croce rossa in campo bianco. Per trovare il primo confronto tutto in nerazzurro, però, bisogna scorrere i calendari fino al dicembre 1937. Finì 1-1 con vantaggio atalantino siglato dal mediano-bomber Severo Cominelli, che avrebbe diviso quasi tutta la carriera fra Bergamo e Milano. In A, 117 con l'Atalanta, 116 presenze con l'Inter, con cui vinse, da grande protagonista, la Coppa del Primato battendo i cugini rossoneri all'Arena. Un cuore a metà, come due colori che si sposano alla perfezione, "il nero e l'azzurro sullo sfondo d'oro delle stelle".

Aniello Luciano

 

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