L’APPUNTAMENTO COL DESTINO DI GIUSEPPE MINAUDO

Una rete che rappresenta la più pura incarnazione dell'interismo

MILANO - Se è vero, come sosteneva il maestro Osvaldo Soriano, che "il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce", allora il derby rappresenta il momento di massima esaltazione di questo mistero calcistico. È la partita che più di tutte si sottrae a ogni logica e si abbandona completamente al destino, a cui viene lasciato il compito di muovere allenatori e calciatori come il più abile burattinaio farebbe con le proprie marionette.

Così, il 6 aprile 1986, il destino, manifestatosi nella figura di una bandiera nerazzurra come Mariolino Corso, decise di cambiare la vita a un ragazzo siciliano di 19 anni, nato a Mazara del Vallo e cresciuto con l'Inter nel cuore. Giuseppe Minaudo, prima di quell'Inter-Milan, non aveva mai giocato in Serie A. Il derby della Madonnina va in scena di domenica, quattro giorni dopo l'andata della semifinale di Coppa Uefa vinta dall'Inter per 3-1 contro il Real Madrid. Prima della partita, durante il riscaldamento, Rummenigge si infortuna: Corso, che a novembre era subentrato a Castagner sulla panchina nerazzurra, manda in campo al suo posto Luciano Marangon. Ma anche l'ex Verona e Vicenza, dolorante a una mano, a fine primo tempo è costretto a chiedere il cambio.

Il destino ha già mosso due tasselli. Nell'intervallo, con il risultato fermo sullo 0-0, mentre Minaudo sta palleggiando in campo con alcuni compagni, riceve la comunicazione che cambia la sua vita: "Scaldati, Corso ti fa entrare al posto di Marangon". Mariolino conosce bene il ragazzo: lo ha allenato per poco più di una stagione nella Primavera che, al momento della chiamata in prima squadra, ha lasciato nelle mani di un altro ex nerazzurro, Arcadio Venturi. E il 10 febbraio 1986, a Viareggio, proprio Venturi e Minaudo hanno vinto la "Coppa Carnevale" in finale contro la Sampdoria di Ganz e Pagliuca.

Corso si fida di Giuseppe, inesperto ed esile ma capace di ricoprire praticamente tutti i ruoli del centrocampo. Nonostante non sia un grande saltatore, il tecnico gli chiede di andare nell'area avversaria sui calci piazzati e dare fastidio alla difesa del Milan. Minaudo, all'improvviso, si trova catapultato nella partita più importante della sua vita, accanto a idoli per cui fa il tifo come Altobelli, Bergomi, Ferri,  Zenga e Giuseppe Baresi. Di fronte a lui, ci sono giocatori del calibro di Maldini, Tassotti, Franco Baresi e Di Bartolomei: è l'ultimo Milan di Nils Liedholm (sarà sostituito da Capello nella primavera del 1987), ma soprattutto è il primo Milan di Berlusconi, che il 24 marzo 1986 ne è diventato presidente e, in questa veste, il 6 aprile vive il suo primo derby di Milano. Il derby di Minaudo.

Al 77' infatti diventa chiaro il disegno del destino. Su una punizione di Fanna dalla sinistra, Mandorlini svetta di testa e colpisce il palo: il pallone rimbalza a un metro dalla linea di porta, dove si materializza Minaudo che, approfittando dell'uscita sbagliata di Terraneo, lo scaraventa in rete. 1-0 per l'Inter, il "Meazza" esplode. La stracittadina si chiude così, con una vittoria di misura firmata da un ragazzo siciliano cresciuto nel vivaio nerazzurro e tifoso dell'Inter fin dall'infanzia.

Ma la domenica indimenticabile di Giuseppe non è ancora finita. A fine partita, timido e spaesato, l'eroe del derby si presenta in sala stampa. Si avvicina a lui l'Avvocato Prisco che richiama l'attenzione dei giornalisti e, pieno di orgoglio nerazzurro, dice: "Vi presento il ragazzino del vivaio che ci ha fatto vincere il derby!". In quel momento, quando viene consacrato da uno dei più grandi interisti di sempre, il destino si ferma. Minaudo ha scritto la Storia. E poco importa se la sua carriera non si è sviluppata a Milano, ma su campi meno blasonati e lontano dai riflettori che gli erano stati puntati addosso in quella domenica di aprile del 1986. La sua rete rappresenta la più pura incarnazione dell'interismo, per questo non verrà mai dimenticata.

Davide Zanelli

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